Farsi toccare nel cuore e nell’anima

Toccare una persona è farsi toccare da lei. Nel cuore e nell’anima.

Lavoro alla Casa Dei Gelsi da un anno. Ho festeggiato questo anniversario con i miei colleghi e ho detto loro, scherzando, che sono ancora innamorata!

Una ricorrenza è spesso una buona occasione per fare un bilancio e nella nostra riunione d’équipe settimanale ne abbiamo approfittato, in un affettuoso scambio di pareri che ha confermato l’importanza del ruolo del fisioterapista in hospice, come parte integrante di una prospettiva multidisciplinare che valorizza lo sguardo e la competenza di ogni singola figura professionale.

Qual è però il mio bilancio personale? È già passato un anno, e che periodo complicato abbiamo attraversato… La mia riflessione parte proprio da quella frase buttata lì con il sorriso: sono ancora innamorata. Di chi? Di cosa?

Sono una fisioterapista con anni di esperienza in diversi ambiti della riabilitazione, ho lavorato in centri ortopedici, in residenze socio assistenziali, e da quando sono qui mi sento all’apice della mia carriera, senza esagerazione. Perché?

Ricordo l’incontro con un ex-collega, tempo fa: “Cosa fai ? Cosa c’è da fare per un fisioterapista?” Già… Cosa faccio qui?

Cercherò di rispondere a tutte queste domande (se ci riuscirò mi potrò dire soddisfatta del mio “compleanno” lavorativo!).

Questo momento del mio percorso professionale mi rimanda con forza agli inizi: ho scelto di studiare fisioterapia perché volevo fare un lavoro di “relazione” con le persone, e mi sembrava non ci fosse relazione più diretta e potente del contatto fisico. E poi volevo aiutare, dare una mano, mi sembrava bellissimo acquisire competenze che avrebbero un giorno permesso a qualcuno di rimettersi in piedi, o di recuperare capacità perdute a causa di incidenti o malattie. Non mi sbagliavo: è un lavoro meraviglioso, che può dare soddisfazioni indimenticabili ogniqualvolta gli obbiettivi concordati con il paziente vengono raggiunti. Condividere con qualcuno la gioia di ripartire, di farcela… è davvero molto da portarsi a casa a fine giornata! La mia passione per questo lavoro è cresciuta nel tempo e in qualche modo mi ha condotto fino a qui, luogo speciale dove la relazione è il centro della cura, dove toccare  una persona è più che mai farsi toccare da lei, nel cuore e nell’anima.

Cosa fa un fisioterapista in hospice?  Non lo so mai prima di aver bussato alla porta di una delle nostre stanze, prima di essermi presentata, prima di aver tenuto la mano al mio nuovo paziente mentre chiacchieriamo un po’. Ho imparato a fare il vuoto in me per prepararmi all’incontro con quella persona, per mettermi accanto a lei e guardare insieme quale “cammino” sia possibile. Consapevole della delicatezza e della gentilezza dovute, come quando ci si muove tra cose fragili e preziose: la storia, la vita, gli affetti, le sofferenze di una persona ammalata.

Così a volte si apre la strada del recupero di alcune autonomie, come dopo un lungo allettamento in ospedale, a volte quella della ricerca di sensazioni piacevoli e benefiche con il massaggio. A volte, ancora, esploriamo insieme una dimensione emotiva profonda con le sedute di tocco-rilassamento insieme alla nostra psicologa, guidati dalla sua voce.

Mi chiedevo di chi, di cosa sono innamorata… Conosco la risposta: della ricchezza, dell’intensità delle relazioni che si aprono e si approfondiscono grazie al privilegio del “toccare”, dei racconti di vita, dell’affetto e della collaborazione dei colleghi. Sono innamorata di tutta la grande umanità che si respira in questo luogo, in cui mi sento onorata di lavorare.   Credetemi, è stato davvero un bel compleanno.

Elena Carraro – fisioterapista équipe multidisciplinare Hospice Casa dei Gelsi

La solidarietà è un dono che attraversa il tempo.


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