I nostri valori danno un senso al nostro fare.

2 Gennaio 2024

la-vó-ro

Il SIGNIFICATO: impiego di energie volte ad uno scopo – in particolare, l’esercizio di un mestiere.

L’ ETIMOLOGIA: dal latino ci richiama a labor, fatica. In varie lingue europee, il significato originario di questa parola, messo in luce dalle diverse etimologie, pare concentrarsi sempre sui suoi accenti negativi: dolore (travaillé; trabajo), servitù (Arbeit).

 

Anche in ADVAR il lavoro comporta fatica, ma questa intervista a Valentina e Roberta ci fanno comprendere come in questa nostra comunità si concepisca il lavoro, per tutti i ruoli, nessuno escluso.

Il lavoro porta con sé i valori, ne è espressione diretta, dal momento che sono proprio i nostri valori il presupposto per permeare di significato ed attribuire una dimensione di senso al nostro fare.

Quando i valori personali sono coerenti ai valori dell’organizzazione che definiscono la Mission, allora non è mai UN lavoro ma IL lavoro.

Ecco che IL lavoro diventa specchio di sé e possibilità di autorealizzazione: nel nostro caso, per la CURA di chi ha bisogno.

 

Ciao sono Valentina e sono infermiera in ADVAR.

Sono Roberta e sono un’operatrice ausiliaria ADVAR.

 

DA QUANTO TEMPO SEI IN ADVAR?

Valentina: Da due anni e mezzo

Roberta: Da circa un anno e mezzo

QUAL’E IL TUO RUOLO PROFESSIONALE?

Valentina: Sono infermiera specializzata con Master in Cure Palliative

Roberta: Il mio ruolo, insieme alle colleghe, è quello di occuparmi delle pulizie delle parti comuni e delle stanze dei malati.

IL TUO GRUPPO DI LAVORO DA QUANTE PERSONE E’ COMPOSTO?

Valentina: Il mio gruppo di lavoro è formato da circa trenta professionisti comprendendo i medici, gli infermieri, gli Oss, le fisioterapiste e le psicologhe.

Roberta: Siamo in 4 colleghe

RACCONTACI QUALCOSA DI SIGNIFICATIVO DEL TUO LAVORO.

Valentina:  Di recente in Hospice c’è stato un periodo più intenso del solito, con turni pieni di attività e bisogni. Un pomeriggio un’ospite non stava bene e mi sono presa cura di lei dandole tutto quello che era possibile in quel momento. Tornando a casa quel pomeriggio sentivo dentro di me che il tempo che le avevo dedicato era stato forse troppo ristretto rispetto ai suoi bisogni. Il giorno dopo quasi commossa mi ha ringraziato per come mi ero presa cura di lei il giorno prima. Quello che a me sembrava poco … per lei era stato molto.

Roberta: Fin dai primi giorni i colleghi mi hanno accolto con calore e disponibilità e mi hanno aiutata a comprendere come rapportarmi con i nostri ospiti e con i famigliari presenti all’interno della struttura. Questo è stato fondamentale perché anche la relazione è parte del mio lavoro.

 

 

OPERI IN UN AMBIENTE PARTICOLARE E SEMPRE A CONTATTO CON LA MALATTIA. VORRESTI CONDIVIDERE UNA RIFLESSIONE SU QUESTO?

Valentina: Lavorare a contatto con i malati inguaribili non è facile. E’ un’esperienza che richiede di saper stare nella sofferenza degli altri. Per questo il nostro lavoro è così delicato e richiede competenze importanti, non comuni a tutti. Al di là delle difficoltà e dell’impegno, è un ambiente ricco di vita.

Roberta: Ringrazio ADVAR perché essere in questa realtà mi permette di portarmi a casa, ogni giorno, frammenti di vita. Oggi condivido con voi un ricordo per me molto caro. Un pomeriggio di una bella giornata di primavera stavo pulendo il gazebo a fianco al laghetto e vedo arrivare un ospite in carrozzella, insieme a un infermiere. Si accosta al laghetto e con un’espressione che potrei definire quasi “di benessere” si sofferma ad ammirare le ninfee e dice “mi sembra di essere alla SPA”. Mi porto ancora nel cuore il suo viso mentre lo diceva.

PER FINIRE VORRESTI SALUTARE I NOSTRI LETTORI CON UN PENSIERO LIBERO?

Valentina: Una canzone di De Andrè dice: “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, con un marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità e di verità” … questo è il mio lavoro.

Roberta: Vi saluto con una consapevolezza che desidero condividere con voi. Quando si entra in casa d’altri si chiede permesso e si bussa. Io busso e chiedo permesso ogni volta che entro in una stanza.

Roberta e Valentina

La storia è pubblicata su Advar Amici n° 72 |
Archivio Magazine
Leggi tutte le storie
Grazie a queste meravigliose colleghe per aver condiviso con tutti noi il loro pensiero.

Parliamo insieme di Lasciti Testamentari Solidali.


.

Informati