I miei 3 anni nei gruppi di Rimanere Insieme

31 Ottobre 2019

Mi chiamo Francesca, ho lavorato come psicomotricista all’Ulss 2 nel servizio per l’età evolutiva e da poco sono in pensione.
Vi sto raccontando la mia storia, mentre sono seduta, qui, nel Parco Olimpia della Casa dei Gelsi.

Mi guardo intorno. Provo pace, immersa in questo bel verde, interrotto solo dal canto degli uccelli e dal gorgoglio dell’acqua.
Sembro sola, ma non lo sono. Mio marito Claudio, infatti, è sempre con me. Lui è stato l’amore della mia vita, insieme abbiamo condiviso tutto, fin da giovanissimi tra i banchi di scuola al Liceo. Perfino il cancro, che se lo è portato via, nel 2016, a soli 57 anni.
Claudio e io abbiamo sempre sostenuto Advar, ne conoscevamo il valore e volevamo essere di aiuto. Ma l’aiuto vero lo abbiamo ricevuto noi, quando lui si è ammalato. Ho portato mio marito ovunque, nel tentativo di trovare la miglior cura possibile: prima a Verona, poi a Merano e infine all’ospedale di Mantova dove, nel 2016, ci hanno consigliato di iniziare le cure palliative e di rivolgerci ad Advar, che conoscevano molto bene, perché i servizi di eccellenza, per fortuna, sono in rete tra loro.
E così abbiamo fatto. Abbiamo chiesto ad Advar l’assistenza a domicilio che Claudio ha ricevuto dal 30 marzo al 14 aprile 2016.
Mi sono sentita subito al sicuro e capace di far fronte a questa sofferenza, perché ero supportata da persone di alta professionalità e umanità. Così ho potuto trascorrere un buon tempo con Claudio e i nostri figli. Abbiamo pianto e riso insieme e, infine, ci siamo salutati.
Quando lui è morto mi sono detta: “Passato questo, dai, ce la faccio, vado avanti”.
Invece non era così. Stavo malissimo e, anche se difficile per me, ho chiesto nuovamente aiuto. Mi sono rivolta al dottor Luigi Colusso, responsabile in Advar del servizio Rimanere Insieme per l’elaborazione del lutto e ho iniziato un percorso di colloqui con la counselor Maria Augusta De Conti, fino all’inserimento in un gruppo di auto mutuo aiuto.
Non ero abituata a esprimere i miei sentimenti davanti a tutti e non è stato neppure facile fare i conti con il dolore dei miei compagni. Ma ero in un ambiente protetto con persone come me che mi capivano e con facilitatori, preparati per aiutarci con stimoli e riflessioni. Nel gruppo, mi sono sentita in diritto di poter esprimere il mio dolore, di non far finta che le cose andassero bene e di poter dire anche “oggi va da schifo”.
E’ un percorso che consiglio di fare a chi vive una perdita. Da soli, è difficile attraversare questo dolore. Si può andare avanti in vari modi, con nuovi stimoli che inevitabilmente la vita ci propone, ma ci vuole più tempo e forse non si riesce mai a superare del tutto.
Sono rimasta nel gruppo da ottobre 2016 a gennaio 2019, poi sono entrata come volontaria in RiVo (Rimanere Volontariamente Insieme, composto da persone che hanno come me elaborato il loro lutto), per aiutare Advar. Questo stare insieme è come stare in famiglia. Trovo affetto, vicinanza, abbracci, contatto e una grande empatia.
Claudio sarebbe contento del percorso che ho fatto e della serenità che sono riuscita a raggiungere, grazie all’aiuto di tante persone speciali che ho incontrato. Realtà come Advar sono piccoli paradisi in un mare di indifferenza dove vige il profitto. Vanno sostenute e io mi sto adoperando in tutti i modi possibili, perché altre persone possano ricevere quello che abbiamo avuto noi.
Ci tengo a nome di mio marito, perché lui lo avrebbe voluto: è stato accompagnato nel modo giusto, umano, e noi insieme a lui.
Sento scorrere le lacrime, mentre vi racconto la mia storia. Ma non sono più le lacrime di buio e disperazione dell’inizio, sono lacrime di riconoscenza. Per l’amore che Claudio mi ha dato in tanti anni insieme, e per la vicinanza ricevuta da molte persone. Mi manca sempre tanto, ma il percorso fatto finora mi ha aiutato a non farmi travolgere dal dolore della perdita e, partendo da quella, di scoprire una forza nuova da mettere a disposizione degli altri.
Anche quando si soffre, c’è tanta bellezza nella vita… basta saperla vedere… proprio come in questo giardino.

Intervista a cura di Paola Fantin,
Equipe Rimanere Insieme

Francesca Vidotto
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Piango ancora, ma non sono le lacrime di buio e disperazione dell’inizio, sono lacrime di riconoscenza. Per ADVAR e per l'esperienza fatta con Rimanere Insieme.

La solidarietà è un dono che attraversa il tempo.


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