Danilo racconta la sua esperienza nel gruppo.

27 Dicembre 2019

Il mio nome è Danilo.

Mi trovo nel salotto di Casa dei Gelsi, sprofondato in un comodo divano, a parlare con Paola per dare la mia testimonianza. Ho molti ricordi legati a questo luogo. Quante volte sono venuto a prendere delle sedie per i miei compagni del gruppo di auto mutuo aiuto di Advar Rimanere Insieme, quando ce n’era bisogno per i nostri incontri, nella stanza vicina?

Non me lo ricordo neanche più.

E ora che sono qui, dopo aver concluso da qualche tempo il mio percorso di elaborazione del lutto, ritorno con i ricordi al primo giorno in cui varcai questa soglia. Accadde nel 2016, a tre anni dalla morte di mia moglie Lorenzina, che se l’era portata via un cancro senza speranza. Mia nipote Francesca – che aveva fatto un percorso di elaborazione del lutto presso Advar Rimanere Insieme in seguito alla morte di suo marito ed era molto preoccupata per me – mi diede il numero di telefono di Advar. Me lo misi in tasca e per un po’ me ne dimenticai.

Poco tempo dopo, infatti, partii per il Cammino di Santiago di Compostela, per il quale mi ero preparato due anni, insieme al cugino di Lorenzina, rimasto anche lui vedovo. A lungo, nel corso di quegli 800 chilometri, pensai al numero di telefono che mi aveva dato Francesca. Un giorno accadde una cosa specialissima: mi trovavo in Galizia e camminavo tra le ginestre profumatissime, quando a un tratto mi sono detto guardando su verso il cielo: se ci sei davvero, dammi un segno.

Eravamo ormai vicini alla meta e, intorno a me, ho sentito, all’improvviso, una grande pace. Poi sono entrato nella basilica e ho pianto ininterrottamente per due ore. Al mio ritorno a casa, ho chiamato il dottor Luigi Colusso, fondatore del servizio di Rimanere Insieme, e poi ho cominciato a frequentare il gruppo facilitato da Annalisa e Gina, a Treviso.

La prima volta, mi sentii subito spaesato, perché per me non era facile esprimermi.

Ma l’ambiente era caldo e accogliente, e rimasi. Il gruppo mi diede sicurezza, mi ascoltò, non mi giudicò. A mia volta, ho dato ascolto e positività.

Lì ho cominciato a sentirmi a mio agio, a non temere più di parlare con altre donne che non fossero mia moglie Lorenzina. Accettando il dolore degli altri, il mio dolore è diventato più sopportabile. Non è diminuito, ma è diventato più tollerabile. Ci sono momenti in cui faccio cose che faceva Lorenzina e mi vengono lacrime agli occhi, ma non mi annientano più. Ho imparato a stare col dolore e anche a stare con me stesso. Non temo più la solitudine che prima di attanagliava, ora ho voglia di stare in compagnia di me stesso. E quando vado a camminare, sono in grado di cogliere di nuovo la bellezza che mi circonda.

Il tempo, è vero, lenisce il dolore, ma il gruppo fa ritornare alla vita. Aspettavo con molta attesa il lunedì, ho imparato che si può ricevere ancora affetto e fare nuove amicizie. L’amore, è vero, è un’altra cosa. È fatto di abbracci spontanei, di intesa con gli occhi, di desiderio accolto e di 50 anni vissuti insieme, fin da ragazzini. Così è stato per me e Lorenzina. Ma c’è ancora tanta tanta bellezza nel mondo e voglio viverla, anche a nome di Lorenzina.

Ringrazio il gruppo, che mi ha dato solidarietà e accoglienza. Sento la necessità di parlare di questa esperienza con Rimanere Insieme per farla conoscere il più possibile, perché altri la possano vivere. Arrivare all’Advar è stata una delle più belle cose che potessero capitarmi nella vita.

È davvero importantissimo che Advar offra questo servizio nel territorio.

Ho tanta gratitudine. Grazie di cuore.

Grazie anche a Lorenzina, mio amore.

Intervista a cura di Paola Fantin, équipe Rimanere Insieme.

Danilo Volpato
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Grazie Danilo per aver condiviso con noi un bagaglio così intimo.

La solidarietà è un dono che attraversa il tempo.


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