La morte dei genitori anziani

La morte dei genitori anziani: il dolore dei figli.

Un dolore in punta di piedi.

“L’amore dei genitori è una musica che resta anche quando non la senti più.”  – Roberto Vecchioni

 

Il servizio ADVAR Rimanere Insieme accoglie persone che stanno soffrendo per la perdita di una persona cara, indipendentemente dalla causa e dall’età in cui sopraggiunge la morte.

Quando al servizio si riferiscono persone adulte orfane di un genitore anziano, si nota talvolta un’iniziale titubanza nel raccontare il proprio dolore, perché se da un lato cercano un tempo e uno spazio per esprimerlo, dall’altra impersonano alcuni pregiudizi sociali come “sei fortunato perché hai potuto averlo con te a lungo”; “era anziano, ha trascorso una vita intensa e piena”; “era malato da tempo, pensa che finalmente non soffre più”: frasi che vorrebbero probabilmente essere consolatorie e invece diventano inibitorie del malessere in quei figli che non trovano ascolto e comprensione tra familiari ed amici. Di conseguenza, la persona anziana deceduta verrà per lo più taciuta e nominata solo in particolari circostanze o ricorrenze, come il giorno del compleanno, della morte o della festa del papà o della mamma.

La vita di relazione con il genitore, però, è stata molto altro, molto di più; il legame che si crea tra genitori e figli – indipendentemente che sia stato prevalentemente di presenza amorevole o meno, di sofferenza e lontananza fisica o emotiva – rimane generativo per i figli, in quanto fonte di rispecchiamento per somiglianza e/o contrapposizione per la formazione della propria identità, della propria personalità. Nel tempo del lutto vi è quindi il bisogno fondamentale di narrare episodi significativi della relazione con la persona defunta, per poterla collocare dentro la propria storia di vita.

I figli, a volte, restituiscono ai professionisti di Rimanere Insieme che li accolgono, narrazioni che apparentemente sembrano contraddirsi tra loro, dove l’affetto e la cura ricevuti non sono esenti da episodi e situazioni in cui non si sono sentiti visti e apprezzati. Emerge, perciò, il bisogno di condividere emozioni e sentimenti quali tristezza, amorevolezza, ma anche rabbia e colpa legati a dei vissuti entro a quel legame che, pur interrompendosi con la morte, continua ad essere vivo dentro di sé. Ecco che allora anche comportamenti inappropriati possono essere riletti in un modo che consente ai figli dolenti di recuperare il valore delle proprie radici, di ‘comprenderle’ (dal lat. cum – prehendere, prendere insieme, accogliere e abbracciare). Per favorire questo processo, Rimanere Insieme utilizza la narrazione guidata, l’ascolto e talvolta incoraggia anche la scrittura autobiografica. Per avvalorare quanto sopra esposto, si riportano ora alcuni stralci di lettere scritte da figli che sono giunti a Rimanere Insieme per chiedere sostegno:

“Caro papà, manchi oramai da qualche mese e la tua assenza si fa sentire. Il tuo “Hallo how are you?” (Ciao, come stai?) era importante, ora non c’è più nessuno che lo dice, nessuno che lo chiede come facevi tu…Quest’anno, il primo giorno dell’anno il telefono alle 8.00 del mattino non ha suonato, non ho potuto brontolare con te perché era troppo presto… ma tu avevi voglia di essere il primo ad augurarmi buon anno, era così, lo sapevo. Ti ho pensato sai! Ti è arrivato il mio buon anno?”.

 

 “Quanta paura provavo quando litigavi con mamma e lei andava via…. Io non ho mai capito cosa succedesse fra voi mentre io bambino mi richiudevo in camera e piangevo e pregavo aspettando che tutto tornasse calmo e mamma fosse di nuovo lì per me… e invece dovevo andare a cercarla mentre tu continuavi a fare le tue cose come se nulla fosse…. Oggi posso dirlo, eri cattivo con lei e non me ne pento!”.

 

 “Grazie per aver dimostrato di tenerci a me, quando eri in questa nostra vita. Quanti ricordi mi ritornano alla mente nella mia quotidianità. Ad esempio la Coca-Cola presa alle macchinette del lavoro per farmela assaggiare, e anche la Fanta! Ero una bambina curiosa. E le partite a briscola dove tu imbrogliavi, perché volevi vincere tu?

 

Mentre scrivo mi scendono le lacrime, non posso fermarle, scendono copiose come la pioggia quando ti bagna il volto e vuoi asciugarlo ma continua a bagnarsi. L’affetto per un genitore non ha limiti, non può averli. Lo so, devo avere pazienza con me stessa per arrivare a ritrovare la pace interiore perché ci sono ancora pensieri che arrivano a disturbare: ‘se facevo qualcosa di più, se stavo un po’ di più con te il sabato prima della tua morte, se…’ Ma c’è stato anche il bacio sulla fronte mentre dormivi in ospedale la domenica prima  con il medico che mi guardava, c’è stato il farti ascoltare le tue canzoni preferite mercoledì pomeriggio, il tuo ultimo mercoledì con me, con noi, il chiederti scusa se non ti abbiamo riportato a casa come tanto desideravi. Per oggi mi fermo qui con la convinzione che quando si costruisce un legame, si genera un abbraccio che ci fa sentire vicini anche dove può sembrare esserci una lontananza”.

 

Le testimonianze sopra riportate desiderano dare voce a dei vissuti di sofferenza che, se non colti, non compresi, non risignificati, possono interferire con l’elaborazione del lutto e portare il dolente a uno stato di confusione, a una percezione di smarrimento, di abbandono che richiama uno stile di attaccamento disorganizzato (teoria dell’attaccamento di Bowlby), in cui vi è difficoltà nella regolazione emotiva con la percezione di un vuoto interiore che sembra incolmabile. Le considerazioni proposte possono offrire al lettore la possibilità di riflettere con maggiore sensibilità sul tema della vita, che inizia con la nascita grazie all’atto d’amore di due genitori, e si conclude con il loro saluto a quello stesso figlio adulto, che potrà così raccoglierne l’eredità spirituale per farla diventare nutrimento, grazie ad una socialità riletta e risignificata in modo acritico e senza pregiudizi, accettando i limiti personali di ciascuno e cogliendo le opportunità ricevute.

Dr.ssa Caterina Bertelli (équipe ADVAR Rimanere Insieme)

 

Bibliografia

John Bowlby, Attaccamento e perdita, Bollati Boringhieri

Luigi Colusso, Il colloquio con le persone in lutto, Erickson

Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte, Feltrinelli

 

 

Parliamo insieme di Lasciti Testamentari Solidali.


 

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