Il lutto per la perdita di un animale domestico

Una sofferenza legittima e dignitosa

La morte di un animale domestico è un’esperienza che affligge molte persone, perché il dolore vissuto è spesso intenso e profondo ma, allo stesso tempo, anche ‘indicibile’, essendo comunemente considerato secondario, rispetto alla perdita di un essere umano.

Ma è davvero così?

Il dolore non ha etichette

All’interno dei gruppi di elaborazione del lutto ADVAR Rimanere Insieme, spesso le persone si confrontano su questo tema delicato: il dolore è diverso a seconda del lutto vissuto (perdita di un figlio, perdita di un coniuge, perdita di un fratello o sorella etc.)?

Ricordo una sera, in un gruppo, uno scambio intercorso tra una donna che aveva perso suo marito e un uomo che aveva perso il figlio. La donna, quasi con senso di colpa, gli disse che sentiva che la sua perdita impallidiva di fronte al dolore torturante che stava vivendo lui e se ne dispiaceva sinceramente. L’uomo allora le rispose con dolcezza: “La mia sofferenza non è descrivibile, è vero, ma io quando rientro a casa la sera, trovo mia moglie che mi aspetta. Ecco allora che sono io a dispiacermi profondamente per il tuo lutto e posso dirti che il tuo dolore è proprio come il mio: fa male”.

Fu una grande lezione per tutti scoprire che la sofferenza era proprio la stessa, senza etichette, e generava comprensione.

Il lutto per la perdita di un animale nell’infanzia, una finestra aperta sul dialogo

La verità è che il legame tra un essere umano e un altro essere – anche un animale domestico – è unico e profondo, come lo è ogni legame che intrecciamo nel corso della nostra esistenza.

I bambini, per esempio, crescono insieme ai loro amici animali, giocano, litigano come cuccioli alla pari, in un modo che diventa ancor più importante se si tratta di figli unici. La durata di vita di un cane o di un gatto, però, è ben più breve di quella degli esseri umani e, prima o poi, i fanciulli dovranno affrontare l’esperienza del distacco.

Se da una parte le loro lacrime di dolore possono generare negli adulti paura e desiderio di proteggerli – magari evitando l’argomento nell’illusione di preservarli dalla sofferenza -, dall’altra la perdita di un animale domestico può diventare una vera e propria finestra di dialogo sull’esperienza della morte che i fanciulli, crescendo, dovranno inevitabilmente prima o poi affrontare. Questo processo mi è diventato via via più chiaro nel corso degli anni, lavorando come operatrice di ADVAR, nell’ambito dell’elaborazione del lutto. Nello specifico, la nostra Fondazione non si occupa ancora di elaborazione del lutto per la morte di un animale, ma a volte – molto più spesso di quello che si può pensare – le persone ce ne parlano.

Ricordo una donna, Anna [1], che chiese aiuto per il lutto del suo compagno. Era come paralizzata sulla poltroncina dove era seduta, mentre raccontava quasi meccanicamente la sua storia, invero, di molti lutti. Scoprii infatti che prima di Livio aveva perso un figlio, i genitori e la sorella. Ma fu solo quando le chiesi se nella sua vita ci fosse stato un animale di casa molto importante per lei e che rimpiangeva, che le lacrime arrivarono preziose, vitali, salutari. Furono proprio quelle lacrime ad avviare il processo di elaborazione del lutto che intraprese, in seguito, per i suoi familiari. Contattando prima il dolore per la morte di Lili, il suo meticcio, si era data il permesso di piangere tutti i suoi lutti, sentendosi accolta e non giudicata. Era stata la chiave per aprire una porta rimasta per decenni sigillata.

Ricordare per non dimenticare anche gli amici animali, oggi come allora

Il legame tra gli esseri umani e i loro animali è antico come l’uomo stesso che, già fin dalla Preistoria, seppelliva accanto a sé i propri cani, gatti o cavalli. Dalla Roma del III secolo d. C. ci è arrivata (di recente ne ho scoperta anche un’altra al Museo archeologico di Oderzo nel trevigiano, durante una visita culturale con i gruppi di Rimanere Insieme, ndr.), l’epigrafe dedicata a “catella Aeolis”, la cagnolina Eolide:

“Aeolidis tumulum festivae cerne catellae quam dolui inmodice raptam mihi praepete fato”.

“Osserva il sepolcro della festante cagnolina Eolide, per cui provai un dolore smisurato, portatami via dal rapido fato”.

La cagnolina Eolide sembra ricordarci quanto l’esperienza di dolore per la perdita di un animale domestico sia stata legittima e meritevole di rispetto e comprensione per i nostri progenitori, che hanno voluto così consegnarla per sempre ai posteri.

E oggi?

Qualche tempo fa un padre di famiglia mi raccontò che la morte della cagnetta di casa era stata per lui un’esperienza profondamente toccante: “Quando abbiamo seppellito la nostra cagnolina ai piedi di un albero del giardino, non so dire se le mie lacrime agli occhi fossero per lei o nel vedere i miei figli in lacrime… Credo sia per lei, che per loro. È un tema che smuove reazioni profondamente distanti: ‘Sono animali e non umani’, ‘Era l’essere a me più vicino’. Ciononostante si tratta di storie di amore”.

Di recente, in visita a Merano, mentre camminavo lungo la passeggiata alta della città, la Tappeiner, mi sono imbattuta in una donna che si stava occupando, volontariamente, di una bella aiuola fiorita attorno a un busto, dedicato nel 2022, a un benemerito della città, Henri Chenot (1943-2020), famoso nutrizionista di Vip di tutto il mondo che lì soleva camminare, ogni giorno, dopo aver lavorato a lungo in clinica.

Mentre commentavo la sua ammirevole cura, mi sono accorta che, proprio accanto al busto, in basso, c’era un altro monumento più piccolo, attorniato da fiori freschi e che rappresentava un cagnolino: la comunità aveva deciso di onorare la sua memoria insieme a quella del suo amico fedele, rappresentandolo di nuovo vicino a lui. Proprio come i nostri antenati, millenni fa.

Oggi come allora, insomma, continuiamo a ricordare chi abbiamo amato e avuto accanto, e non importa se umano o animale se questo ci fa del bene.

 

 

 

Dott.ssa Paola Fantin – équipe ADVAR Rimanere Insieme

[1] Nome di fantasia

 

Parliamo insieme di Lasciti Testamentari Solidali.


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