Essere medico ADVAR

Essere un Medico per me significa essere Medico ADVAR

Quando penso a cosa significhi essere medico palliativista, mi accorgo che la prima risposta che affiora è quella più tecnica, forse inevitabilmente segnata dalla mia formazione.

Mi vengono in mente definizioni, concetti, cornici teoriche che aiutano a descrivere questa professione così particolare. La medicina palliativa nasce da un percorso più sociale che accademico, e questa origine la attraversa profondamente. È una disciplina in cui l’atto medico non è mai solo un insieme di procedure: è l’incontro tra la solidità dell’Evidence Based Medicine — l’insieme delle conoscenze clinico-scientifiche condivise e fondate sulla ricerca — e la Medicina Narrativa, dove le storie dei pazienti, i loro vissuti, le loro paure e le loro speranze diventano parte integrante della cura.

In questo campo non si lavora mai da soli. Essere palliativista significa dialogare e confrontarsi con colleghi di altre discipline e camminare ogni giorno accanto a una squadra multiprofessionale, fatta di competenze diverse e sguardi differenti: infermieri, psicologi, fisioterapisti, operatori socio-sanitari, assistenti sociali e volontari. Ognuno porta una sensibilità, un frammento di comprensione, un contributo prezioso a quella rete che cerca di cogliere e dare risposta ai bisogni del malato e della sua famiglia, non solo fisici, ma anche psicologici, spirituali e relazionali.

Ci troviamo spesso davanti a persone che stanno attraversando l’ultimo tratto della loro vita: un tempo fragile e intenso, carico di domande difficili, paure, solitudine e sofferenza. Eppure, proprio lì, dentro la vulnerabilità, emergono gesti di coraggio, parole autentiche e forme di amore che resistono anche nei momenti più difficili.

Ed è proprio dentro questa esperienza quotidiana, fatta di competenza, relazione e presenza, che per me prende forma una risposta più personale: essere medico palliativista significa essere Medico ADVAR. Non ho conosciuto questa professione in altre realtà e, per questo, la mia identità professionale coincide profondamente con quella maturata qui.

Essere Medico ADVAR significa essere accolto in una comunità che condivide una visione, un senso e una direzione. Significa lavorare al fianco di persone che hanno dedicato anni, spesso intere vite, alle Cure Palliative, diventando punti di riferimento e modelli da cui imparare. Significa far parte di un’organizzazione viva, attenta alla qualità dell’assistenza e al benessere delle persone, un luogo in cui si continua a formarsi, ad ascoltare e a cercare risposte nuove alle sfide che la realtà ci pone.

Quando penso a cosa voglia dire essere Medico ADVAR, mi tornano alla mente soprattutto i volti: quelli dei colleghi con cui condivido il lavoro quotidiano, del personale amministrativo che contribuisce a sostenere l’intera organizzazione, dei volontari, presenza preziosa e imprescindibile. Con tutti loro si condividono momenti di fatica e soddisfazione, parole dette sottovoce nelle giornate più complesse, piccoli gesti che alimentano il senso di appartenenza e rafforzano lo spirito di squadra.

Essere Medico ADVAR significa aver trovato un luogo che fa emergere il meglio di me e che mi permette di portare, insieme alle competenze professionali, anche la parte più autentica e umana della relazione di cura. È questo che cerco di offrire ai malati e ai loro familiari, che ho avuto — e continuo ad avere — l’onere e l’onore di accompagnare, anche solo per un breve tratto, in un tempo delicato e irripetibile della loro vita.

Dr. Paolo Della Mea medico ADVAR

 

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