Recensione del libro “Il dono rubato”

“Il dono rubato” di Paola Conte. Recensione di Paola Fornasier.

Un figlio viene improvvisamente strappato ai suoi cari dalla morte per incidente stradale. Come continuare a vivere e come trovare la forza per andare avanti?

E’ quanto descrive Paola Conte, una mamma divenuta ‘orfana’ di suo figlio, attraverso le pagine del suo prezioso libro “Il dono rubato”, appena pubblicato dalla 78Edizioni.

Paola Fornasier ci introduce alla lettura di questo libro e al suo grande valore per la vita.

 

Quando ho conosciuto Paola Conte, una quindicina di anni fa, ero referente presso il Consultorio Familiare a Castelfranco del servizio ADVAR per l’elaborazione del lutto. Mi colpì la sua forza, la sua determinazione, il suo impegno affinché altri drammi, come quello che lei aveva subito con la morte del figlio per incidente stradale, non colpissero ancora altre famiglie. Quello che le era accaduto sembrava darle una forza fuori del comune.

Erano passati pochi anni dalla morte di Andrea, e io che di lutto mi occupavo, in lei vidi una donna che era andata oltre il suo dolore.

Così quando, qualche mese fa, mi disse: ho scritto un libro su di me, su come ho trasformato la mia sofferenza in forza per non soccombervi, per vivere e non sopravvivere, ho atteso con trepidazione di poter stringere tra le mani questo libro.

Mi colpì subito la dimensione piccola del libro.

A ben pensarci, siamo abituati a vedere piccole le cose preziose! Sono piccoli i semi che hanno in sé un potere vitale, propulsivo, fecondo o le gemme che racchiudono in sé la promessa di una fioritura.

Anche l’immagine della copertina non era quella di un libro cupo che prospetta temi di morte e, leggendolo, ne ho avuto conferma.

E’ un libro di vita! Vita trasformata profondamente dal dolore, indicibile, per la morte di un figlio strappato alla quotidianità, una quotidianità definitivamente e dolorosamente perduta.  Eppure, l’autrice non si lascia pervadere dai toni nostalgici. Attraversa sì, il dolore, lo prova tutto ma non ne resta invischiata, va oltre. Decide di aprirsi alla speranza, alla solidarietà, perché quanto accaduto diventi generativo di bene e non rimanga solo un vuoto doloroso.

Paola ripercorre le tappe con struggente delicatezza.

 

 

Quel giorno di settembre

Tutto iniziò quel giorno di settembre, scrive l’autrice:

Era di settembre, quella sera.

No. Lui no. E’ impossibile… Sì, proprio lui.

Non fa sconti al suo dolore, mentre si narra. Lo attraversa e lo accoglie, sapendo che non può sfuggirgli, ma non cede ad esso, non si identifica solo col suo dolore, non gliela dà vinta.  Sceglie di non dargliela vinta, per non apportare altro male al male.  In qualche modo, lo addomestica il suo dolore perché non trascini nel baratro lei e la sua famiglia, perché il ricordo di Andrea non si ammanti di disperazione, ma diventi propulsore di vita e di bene. Paola decide questo, con un atto di volontà, lucido e coraggioso. Scrive a pag. 77:

Sarei potuta restare in fondo e farmi distruggere completamente […] ho deciso di risalire […] dare senso a quanto è accaduto, ricominciare a vivere e trasformare il dolore in qualcosa di positivo. Mi hai aiutato tu, la tua vitalità e la tua grande energia, non andavano sprecate, le ho fatte mie, nostre, per poter vivere e non solo sopravvivere.

L’eredità morale di Andrea diventa così la sua forza.

L’autrice continua a ricordarcelo sino alla fine del libro:

Faccio tesoro delle tue qualità e le faccio mie (pag.138).  

L’energia di Andrea non doveva essere sprecata, così l’ho fatta mia per portare avanti un progetto per la prevenzione delle stragi stradali (pag 193).

Questa forza le consente di andare oltre le sue paure per diventare una voce forte e coraggiosa, impegnata a promuovere la sicurezza nelle strade in termini preventivi.

Il lungo cammino di trasformazione e impegno

Quando si torna in superficie – scrive Paola- si hanno occhi nuovi, ed è con occhi nuovi che questa madre comincia a metterci la faccia, incontrando i ragazzi a scuola, le istituzioni, gli amministratori locali, sostenendo e dando il suo contributo in associazioni impegnate nella prevenzione degli incidenti stradali e in progetti formativi, per promuovere comportamenti responsabili. A sostenere l’impegno di Paola è la convinzione, incrollabile e mai abbandonata, che quello che era accaduto a suo figlio fosse evitabile. Per lei, allora, diventa imperativo adoperarsi affinché altre famiglie non attraversino l’inferno che lei ha conosciuto.

Fiaccolate, marce tornei, flash mob, spettacoli, concerti, striscioni, campagne di sensibilizzazione in piazza e chi più ne ha più ne metta. Un lungo cammino non sempre facile, in questi 20 anni, ma nulla la ferma.

Il sostegno della comunità

L’autrice attribuisce al figlio il merito di essere la stella polare che ha orientato e sostenuto la metamorfosi della sua sofferenza. Nondimeno, l’abbraccio della comunità viene descritto come un balsamo che ha saputo lenire il dolore, rendendo il tormento attraversabile.

Ecco, allora, che le parole di amici, insegnanti, religiosi che si sono fatti prossimi alla famiglia nel ricordo di Andrea, trovano un posto d’onore in questo libro e diventano parte integrante della storia di superamento:

Abbiamo deciso di essere “aperti”. Incontrare le persone ci fa bene, ci aiuta a portare questa immensa croce (pag.50).

Molti ci scrivono per portare la loro solidarietà e questo ci fa bene. (pag.55)

Le storie vere devono essere raccontate

L’autrice sceglie di ospitare nel suo testo la poesia di Franco Berton Il lago del pianto, che ci conduce al cospetto del dolore di chi sopravvive alla morte di un figlio. E’ il pianto di una madre che non ce la fa “a lasciar andare” la figlia, dopo la sua morte. L’autore, con estrema delicatezza, utilizza l’immagine del lago per condurci a contemplare questo doloroso vissuto e a intravedere, allo stesso tempo, il necessario, faticoso percorso di superamento.

Perché scrivere questo libro, allora?

L’autrice motiva la sua decisione, riportando le parole di Kuki Gallmann: le storie vere devono essere raccontate, tenerle per se stessi è come tradirle.

E lei non ha tradito la “sua storia vera”! Scrivendola, celebra la possibilità di trasformare il dolore per la morte del figlio in speranza, responsabilità e amore per la vita.

E, allora, l’invito è di leggere questo libro come una testimonianza pulsante di un percorso coraggioso, che ha saputo trasformare il dono rubato in un dono per tutti.

– Paola Fornasier, responsabile équipe ADVAR Rimanere Insieme

 

Ho scelto di dare valore ai valori in cui credo.


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