Cure Palliative: una presa di coscienza

In questi ultimi tempi, accendendo la televisione o sfogliando i giornali, si discute e si legge approfonditamente di Cure Palliative. Anche a seguito della legge regionale promulgata lo scorso 8 settembre, in Veneto se ne parla nei palazzi della politica, nei programmi televisivi, negli incontri: ciò che era rimasto ai margini del dibattito pubblico sta ora emergendo con la forza e la dignità che merita.

Il DG dell’AULLS2 Marca Trevigiana, Giancarlo Bizzarri, ha illustrato quella che ha definito la sfida centrale per i prossimi anni ribadendo che è necessario spostare il baricentro della sanità, ripensando radicalmente l’assistenza intorno ai bisogni reali della persona.

E così il Presidente della Regione, Alberto Stefani, ha annunciato, nel breve periodo, un piano di potenziamento per le Cure Palliative, accompagnato da un investimento di fondi significativo per il territorio – si parla dell’ordine di 80 milioni di Euro – con l’obiettivo di garantire le CP non soltanto nella fase terminale della vita, come ancora vengono intese, ma anche lungo lo sviluppo della malattia.

In linea anche Giovanni Manildo, capogruppo dell’opposizione, secondo cui le Cure Palliative rappresentano oggi una componente essenziale dei servizi sanitari, per cui l’approccio palliativo, volto al controllo dei sintomi, al sollievo dalla sofferenza ed al sostegno globale del malato e della sua famiglia, può e deve accompagnare la persona sin dalle fasi precoci della malattia.

Lo stesso Pontefice Leone XIV, durante l’incontro a Lourdes di domenica 27 settembre con gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame, richiamando l’attenzione alla dignità dei malati, ha rivolto un appello esplicito a sviluppare le cure palliative e la ricerca, ricordando la dignità inalienabile della persona umana, auspicando in una medicina capace di vedere la persona oltre la diagnosi.

In ADVAR non possiamo che accogliere questo momento con soddisfazione e rivolgere un sincero plauso alle Istituzioni, ai decisori, a tutti coloro che stanno dimostrando una rinnovata e concreta sensibilità verso l’argomento. Vedere riconosciuta la centralità delle Cure Palliative – che siano sul territorio nell’intimità della propria casa, o nelle strutture dedicate, come le Case di Comunità, gli Ospedali, le RSA, gli Hospice – rappresenta una vittoria per l’intera Comunità. È la dimostrazione che la nostra società sta prendendo maggiore coscienza di un valore fondamentale che pone al centro la persona malata, perché possa vivere ogni istante con rispetto e dignità.

Questa presa di coscienza, tuttavia, non nasce oggi. Ha radici profonde che affondano nel pensiero illuminato di Cicely Saunders, la pioniera che rivoluzionò l’approccio alla malattia inguaribile, mettendo al centro la persona nella sua interezza, non solo il corpo sofferente, ma comprendendo la dimensione emotiva, sociale e spirituale, insegnandoci che quando non si può più guarire, si deve continuare a prendersi cura.

In Italia tale valore si è trasformato in un movimento strutturato grazie alla FCP, la Federazione delle Cure Palliative. Dalla sua nascita, a Milano nel 1999, ha condotto un’opera straordinaria di sensibilizzazione, dignità e promozione culturale, fino a raggiungere pietre miliari legislative fondamentali, come la Legge 38 del 2010 che ha sancito il diritto d’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore per tutti i cittadini, e le successive normative regionali e nazionali.

Per noi dell’ADVAR il fermento attuale è il coronamento di una strada che percorriamo dall’inizio: il prendersi cura della fragilità è una battaglia di civiltà in cui ci impegniamo da sempre, da quando il concetto stesso di palliazione era sconosciuto ai più. Dal 1988 l’assistenza domiciliare (siamo stati i pionieri nel nostro territorio nel recarci a casa delle persone malate) e dal 2004 anche l’assistenza all’Hospice “Casa dei Gelsi”; dal 1999 il servizio Rimanere Insieme, per accompagnare le persone nell’elaborazione del lutto; e infine il nuovo servizio Il Ponte, per fornire un ulteriore supporto oncologico già nella fase della diagnosi della malattia oncologica.

Tutto in modo completamente gratuito per i beneficiari. Con l’impegno di 85 professionisti e 300 volontari.

Dedicando una forte attenzione alla promozione delle Cure Palliative e della cultura: sin dagli albori organizziamo un ciclo di Incontri Culturali rivolti alla cittadinanza per far maturare una sensibilità sociale ed un rispetto più consapevole e profondo della dignità e dell’unicità della persona. Perché crediamo che anche il nutrirsi di pensieri e riflessioni è di fondamentale aiuto nella realizzazione della vita di ciascuno!

Sempre operando all’interno della rete locale di Cure Palliative della AULLS 2 Marca Trevigiana.

Essendo l’ADVAR membro fondatore e parte attiva della FCP, la Federazione delle Cure Palliative.

Oggi sentiamo maggiormente la responsabilità di continuare ad esserci.

La sofferenza inutile può e deve essere evitata, e la tutela dei diritti delle persone inguaribili non è solo una scelta sanitaria, ma è la misura della civiltà di un Paese.

L’ADVAR c’era ieri, c’è oggi e continuerà ad esserci domani, a fianco di coloro che soffrono e delle loro famiglie, con la stessa competenza e passione di sempre.

Se la Comunità continuerà a sostenerci!

-Giovanna Zuccoli Responsabile PR Stampa

Tutti abbiamo qualche “scheggia” di fragilità: è importante riconoscere le nostre e cogliere quelle degli altri. La fragilità umana da debolezza può diventare forza, trasformandosi in una potente risorsa per la crescita personale, poiché tramite la consapevolezza e l’accettazione dei propri limiti è possibile sviluppare una forza interiore straordinaria. Proprio in risposta alle necessità della Comunità, l’ADVAR ha istituito un nuovo servizio psicologico a supporto della fragilità denominato il Ponte, per chi affronta un percorso oncologico, già dal momento della diagnosi. Se abbiamo bisogno di un supporto, non rimaniamo da soli, ma chiediamo aiuto ai professionisti: sono disponibili ogni giorno per accompagnarci nel nostro cammino di vita ricca di qualità e dignità, sempre!

-Anna Mancini, Presidente

Attraverso l’ultimo Bilancio Sociale abbiamo rendicontato le grandi cifre di ADVAR nel 2025: 23.000 giornate di assistenza domiciliare, 6.100 giornate di degenza all’Hospice, 2.500 colloqui psicologici individuali, 148.000 ore di lavoro di operatori qualificati. Ogni giorno i vari servizi sono attivi contemporaneamente per 200 famiglie, per 365 giorni l’anno. Per garantire tale operatività ADVAR ha bisogno di 5,2 milioni di Euro all’anno, equivalenti a oltre 14.000 Euro al giorno: di questa somma, 5.000 Euro al giorno ci pervengono dalle convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, mentre gli altri 9.000 Euro al giorno devono essere raccolti presso la Comunità che ci sostiene. ADVAR non si ferma mai. Abbiamo bisogno che il Vostro sostegno non si fermi mai.

–Alberto Toniolo, Segretario Generale

Troppo spesso il termine Cure Palliative viene erroneamente associato all’idea di abbandono o alla fine di ogni speranza. In realtà, l’etimologia stessa della parola ci racconta una storia completamente diversa: deriva dal latino pallium, che significa mantello. Il mantello è ciò che avvolge, copre, ripara e, in una parola, si prende cura della persona nel momento della sua massima fragilità.

Una cura globale per il malato e la famiglia

Nelle Cure Palliative, l’attenzione è globale. Il paziente non è visto solo attraverso la lente della sua patologia, ma viene posto al centro di un sistema integrato insieme ai suoi familiari, che diventano a tutti gli effetti un’unica “unità di cura”. Poiché i bisogni di una persona colpita da una grave malattia non sono soltanto fisici, ma anche psicologici, sociali e spirituali, il percorso viene affidato a un’équipe multidisciplinare e multiprofessionale. Medici, infermieri, fisioterapisti, OSS, psicologi e volontari lavorano in sinergia per avvolgere la persona, offrendo risposte concrete a ogni livello di sofferenza.

Sollievo dai sintomi e cure precoci

L’obiettivo primario è garantire la migliore qualità di vita possibile. In questo scenario, il controllo dei sintomi legati al decorso della malattia diventa prioritario per sollevare il paziente dalla sofferenza. Il controllo del dolore è fondamentale, ma non è l’unico focus: l’équipe interviene con precisione anche su altri disturbi correlati come nausea, stipsi e difficoltà respiratorie. Esiste inoltre un importante valore preventivo e di affiancamento: le cure palliative possono essere attivate anche quando sono ancora in corso terapie attive (come quelle oncologiche) che generano effetti collaterali difficili da gestire. In questo caso si parla di cure palliative simultanee o precoci, un approccio che ottimizza il benessere generale del paziente senza interrompere i trattamenti volti al contrasto della malattia.

L’importanza del supporto emotivo e psicologico

Proprio perché l’essere umano è fatto di relazioni ed emozioni, il concetto del pallium si estende alla sfera psicologica. Attraverso l’ascolto attivo, l’empatia e una presenza costante, l’équipe aiuta il malato e i suoi cari ad affrontare lo tsunami emotivo che inevitabilmente accompagna queste diagnosi: l’ansia, l’angoscia, la rabbia, la paura e la tristezza.

Un’alleanza di fiducia e consapevolezza

Il pilastro fondamentale delle cure palliative risiede nella condivisione delle scelte terapeutiche e nel profondo rispetto dell’autodeterminazione del paziente. Si viene a creare una vera e propria alleanza terapeutica tra il malato e l’équipe curante, basata su un rapporto di fiducia alimentato da un’informazione veritiera. Questo percorso di consapevolezza non cancella mai gli elementi di speranza, ma aiuta la famiglia ad affrontare la realtà quotidiana con dignità, protezione e il minor dolore possibile. Scegliere le cure palliative non significa arrendersi, ma difendere il valore della vita fino all’ultimo istante.

-Monica Cattaruzza, Direttrice Sanitaria

La morte di una persona cara è una delle esperienze più dolorose della vita e spesso ci si sente impreparati ad affrontarla.

Di fronte a questo smarrimento, il servizio Rimanere Insieme di ADVAR offre uno spazio di ascolto, sostegno e condivisione, per esprimere il proprio vissuto, riconoscere le risorse e affrontare il cambiamento trovando un nuovo equilibrio in una vita trasformata dalla perdita. L’équipe di Rimanere Insieme è composta da psicologi, psicoterapeuti e counselor che accompagnano giovani e adulti nell’elaborazione del lutto con percorsi individuali e di gruppo, in presenza e online. Il servizio offre inoltre consulenze alle scuole che affrontano un evento luttuoso, con attenzione a bambini, adolescenti e insegnanti.

Completano l’offerta percorsi specifici, quali scrittura, il training autogeno e psicodramma.

–Paola Fornasier, psicologa e psicoterapeuta, Responsabile di Rimanere Insieme

Parliamo insieme di Lasciti Testamentari Solidali.


 

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