La fragilità non va di moda

(ma esiste)

Essere giovani oggi significa muoversi in equilibrio tra ciò che si mostra e ciò che si prova davvero. In un contesto in cui l’apparenza spesso prevale, parlare di fragilità è difficile.

Barbara di ADVAR con Alberto Colla il docente del corso ITS Red Academy, che ha lavorato a un progetto di comunicazione per ADVAR.

Tra i maschi, la fragilità è ancora un tabù. “Se ne parla poco, come se ammettere una difficoltà fosse un segno di debolezza”, le parole di Francesco. “Con i miei amici non succede quasi mai di parlarne davvero”, racconta Lucas. “Ma quando capita, se sei con gli amici giusti, si va a fondo.”

Nella quotidianità, questi temi restano ai margini. Eppure, quando qualcuno trova il coraggio di aprirsi, cambia tutto: le parole diventano più vere, più necessarie.

La fragilità, però, non è uguale per tutti, né si affronta allo stesso modo.
“Ci sono momenti in cui preferisco stare da sola”, dice Rachele. “Sento che devo affrontarla da me, quasi come una sfida.”
Altri, invece, sentono il bisogno opposto: “A volte basta qualcuno accanto. Anche senza dire niente. Sapere che c’è cambia tutto.”

C’è chi sceglie il silenzio e chi cerca una presenza, ma in modi diversi emerge lo stesso bisogno: non sentirsi soli, anche quando si decide di restare in disparte.

Il problema è che questo lato della vita resta spesso invisibile. Sui social scorrono immagini di felicità continua, vite ordinate, momenti perfetti. “Vediamo sempre persone che stanno bene e sono felici”, osservano Arianna e Tommaso “Ma magari dietro ci sono molti più momenti difficili di quelli che mostrano.”

Questa distanza tra ciò che si mostra e ciò che si vive intimamente può pesare. Chi attraversa una difficoltà rischia di sentirsi fuori posto, come se fosse l’unico. Esporsi significa accettare il rischio del giudizio.
Per questo molti scelgono di non farlo, o di farlo solo in spazi più protetti, come la famiglia o le persone di fiducia.

Eppure, lentamente, qualcosa sta cambiando. Sempre più giovani cercano modi per raccontarsi in modo autentico, scegliendo come e quando farlo. Tutti d’accordo: “L’importante è che sia vero, che sia autentico. Se è costruito, si capisce subito.”

Forse è proprio da qui che si può ripartire: dal riconoscere che la fragilità non è un’eccezione, ma una parte inevitabile dell’esperienza umana, che attraversa, in forme differenti, la quotidianità di ognuno. E dal trovare, ciascuno a modo proprio, il coraggio di darle spazio e voce in modo costruttivo.

Barbara Tiveron – Responsabile Comunicazione e Marketing

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