Mi chiamo Victoria, ho 48 anni e ho depositato le Direttive Anticipate di Trattamento (DAT) dopo una consulenza presso lo sportello ADVAR.
Già nel 2020 desideravo approfondire questo tema, ma non avevo trovato informazioni sufficienti e avevo rinunciato.
A spingermi a riprendere il percorso è stata l’esperienza di una cara amica affetta da una grave malattia: negli ultimi giorni della sua vita è stato il fratello a dover decidere per lei. Questo mi ha fatto riflettere, perché nel caso non potessi più esprimermi, vorrei che fossero rispettate le mie scelte sui trattamenti clinici.
Purtroppo ho riscontrato molta disinformazione e paura di parlarne, perché il fine vita è un tema ancora tabù: la legge 219 è del 2017 eppure ancora oggi tante persone pensano si tratti della donazione degli organi.
Il colloquio con il dottor Orlando mi ha permesso di chiarire i miei dubbi e capire come procedere e come scegliere i miei fiduciari; cari amici cui ho spiegato il senso del testamento biologico e che hanno accettato di rappresentare le volontà che ho espresso.
Ho capito che le DAT sono uno strumento di libertà: permettono di decidere quando si è sani, lucidi, sono modificabili e sollevano i familiari dal prendere decisioni difficili in un momento critico.
A chi avesse dei dubbi direi “informarsi non costa nulla”, è gratuito e permette di avere maggiore consapevolezza su un tema che ci riguarda tutti: il fine vita.
Victoria, volontaria ADVAR
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