Area psicologica

Il lutto come esperienza umana: dalla prevenzione all’elaborazione
Nel servizio che coordino è prioritario offrire alla persona uno spazio protetto per elaborare il lutto e, intercettando eventuali vulnerabilità, accompagnarla per attraversare e trasformare il dolore. In questa prospettiva, il sostegno individuale o di gruppo si integra con la prevenzione, riducendo il rischio di isolamento e di cristallizzazione della sofferenza. Dr.ssa Paola Fornasier
Bambini, ragazzi, adulti e anziani: uno stesso dolore, sguardi diversi
Come psicoterapeuta che opera nel servizio di ADVAR per l’elaborazione del lutto “Rimanere Insieme”, riconosco l’importanza di uno sguardo integrato ma differenziato, capace di offrire risposte in base all’età. Ciascuno attraversa il dolore con risorse e bisogni specifici, che il servizio valorizza e accompagna, garantendo spazi adeguati di ascolto ed espressione di sé. Dr.ssa Caterina Bertelli
La forza silenziosa della scrittura
Non è facile esprimersi quando il cuore è gonfio di dolore per la perdita di una persona cara. Attraverso il Laboratorio di scrittura biografica e autobiografica e al gruppo “Scrivere di sé”, nel nostro servizio offro uno spazio di condivisione a chi, nel tempo del lutto, predilige la parola scritta come canale per raccontarsi ed elaborare. Dr.ssa Paola Fantin
Le parole che sostengono la comunicazione nei contesti di fragilità
Nei contesti di lutto e fragilità, come quelli in cui incontro le persone in colloquio o nei gruppi di sostegno, contano presenza, ascolto e rispetto. Servono parole che accolgano senza invadere, che riconoscano e legittimino ogni emozione, e silenzi che aprano alla narrazione di sé, verso un nuovo equilibrio possibile. Dr.ssa Elettra Viel
Strumenti e tecniche di elaborazione: lo psicodramma
Amo lo psicodramma e lo utilizzo in ADVAR con le persone che attraversano il lutto. È un metodo di gruppo che, attraverso l’azione, dà forma a ciò che si prova. Anche nel dolore, spontaneità e creatività riaprono il respiro, risorse inattese affiorano e la storia di ognuno ritrova, passo dopo passo, movimento e senso. Dr.ssa Annalisa Moretto
Una porta aperta, anche on line
Nel percorso di elaborazione del lutto i colloqui e i gruppi online mi consentono di raggiungere, come psicologo, anche chi vive lontano, ha difficoltà pratiche, è gravato di responsabilità familiari o si trova all’estero Anche a distanza può nascere uno spazio di ascolto attento e rispettoso, capace di accompagnare chi ha perso un proprio caro. Dr. Lorenzo Bolzonello
Quando la fragilità entra in casa: la famiglia al centro
Una diagnosi oncologica o un lutto stravolgono l’intero sistema familiare, alterando ruoli ed equilibri. La fragilità diventa un’esperienza condivisa. Con il supporto psicologico accompagno la famiglia nel processo di adattamento, creando spazi di incontro per facilitare la comunicazione, legittimare le emozioni, rafforzare i legami, valorizzare le risorse e ridefinire le priorità. Dr.ssa Tiziana Calligaris
Navigare l’incertezza: il supporto psicologico nei momenti di transizione
A volte la diagnosi oncologica arriva come uno tsunami che stravolge il nostro cammino. Per me è un privilegio far parte di un’équipe di psicoterapeuti che, con il servizio di ADVAR “Il Ponte”, offre accoglienza e orientamento alle persone in simili momenti di fragilità, per accompagnarli verso una nuova normalità. Dr.ssa Lia Liguori
Il ruolo dello psicologo all’interno dell’équipe di Cure Palliative
Lo psicologo è parte integrante dell’équipe di Cure Palliative. Attraverso l’ascolto e il sostegno, accompagna malati, famiglie e operatori nell’elaborazione di emozioni intense, favorendo relazioni significative e contrastando il senso di solitudine. In un contesto ad alto carico emotivo, la relazione diventa una risorsa fondamentale.
Dott.ssa Stefania Carpenè
Le competenze per lavorare in cure palliative
Lavorare in una équipe di Cure Palliative richiede preparazione tecnica, stabilità emotiva e sensibilità umana. È un approccio olistico orientato alla qualità della vita e alla dignità. Servono capacità cliniche e relazionali per trattare il dolore complesso: ascoltare senza giudizio, comunicare con chiarezza e adattarsi ai bisogni. La relazione è parte integrante della cura.
Dott.ssa Chiara Mazzer
