Un progetto di accoglienza
per accompagnare persone e famiglie nell’elaborazione del lutto.

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I grandi benefici del lavoro di équipe. Conosciamoli meglio…

01.06 2019

LUIGI COLUSSO - MEDICO

Fondatore del progetto Rimanere Insieme ADVAR.

Mi chiamo Luigi Colusso e mi sono laureato come medico nell’ormai remoto 1970. Ho scelto di svolgere il mio servizio nell’ambito pubblico, perché la scelta professionale era (ed è) soprattutto una scelta di vita: dedicare il mio servizio al benessere delle persone.

Dopo un decennio di attività in reparti di medicina, la mia attenzione specifica per le persone/famiglie con problemi legati al consumo di alcolici mi ha portato ad accettare, come dirigente, la responsabilità di un servizio dell’azienda sanitaria locale da poco avviato, dedicato alle persone con problemi legati all’uso di sostante (stupefacenti, alcol…).

Ho dedicato venti anni a questo servizio, certo impegnativo ma che mi ha insegnato molto della vita. Ho iniziato nella Regione del Veneto l’attività dei CAT, gruppi dedicati alle persone con problemi legati all’uso di alcol, attività che ho seguito, parzialmente, fino a poco tempo fa. Un servizio che mi ha permesso di conoscere tante belle persone, a dispetto dei pregiudizi, e di creare diverse buone amicizie, durature nel tempo. Non solo: i miei interessi – sia per la salute della comunità che del singolo – mi hanno indirizzato verso preziose letture di psicologia, frequentazioni di antropologia, viaggi di immersione in altre culture, formazione e formatore del lavoro di rete… per svolgere ancor meglio il mio servizio, al di là del titolo di psicoterapeuta.

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Questi legami, competenze, obiettivi di vita si sono rivelati decisivi quando nel 1997 la vita terrena di mia figlia si è interrotta per un incidente stradale. Le persone con cui avevo costruito una forte “prossimità” mi hanno aiutato ad elaborare il lutto, e mi hanno indirizzato a comprendere quanto sia necessario, per tutti, questo tipo di feconda vicinanza nel tempo del lutto, e quanto oggi sia difficile realizzarla, al punto da impedire a molti dolenti di ritrovare un senso al loro vivere, dopo la perdita. Fortunatamente esiste l’approccio del mutuo aiuto, che mette in campo risorse pensate e studiate ad hoc che vicariano le assenze.Avevo, dunque, questa esperienza ben collaudata sul campo, la riconoscevo e provavo per essa gratitudine. Così, dopo il tempo necessario occorso alla mia elaborazione, ho pensato bene di tentare di trasformare la morte di mia figlia, perdita grandissima, in un dono per gli altri, progettando il servizio per le persone in lutto che ha preso il nome di “Rimanere Insieme” e che Advar ha avuto la lungimiranza di accogliere e promuovere fin da subito, nel 1999.

Un servizio che continuo ad offrire, sempre come volontario, in memoria di mia figlia, e che nel tempo è cresciuto, grazie al contributo offerto dai dolenti stessi e dalle persone che a mano a mano si sono aggiunte a formare un’equipe, spendendo le loro competenze in questo servizio.  Il servizio accoglie non soltanto i familiari delle persone che sono state seguite da Advar nel tempo della malattia, ma anche i familiari di persone decedute per altre cause (malattie non oncologiche, morte improvvisa, suicidio…), i familiari di persone scomparse nel nulla senza lasciare traccia e quanti, in  prossimità di un lutto che avverrà, chiedono accompagnamento e aiuto (cordoglio anticipatorio). Rimanere Insieme è aperto ai dolenti senza limiti territoriali, di sesso, età, religione.

Il libro che ho scritto, “Il colloquio con le persone in lutto”, edito da Erickson (https://www.erickson.it/it/il-colloquio-con-le-persone-in-lutto), condensa le esperienze di formazione e di servizio, e offre a professionisti, volontari e dolenti un’occasione di conoscenza, riflessione, gesti concreti per fronteggiare perdite e lutti personali e come professionisti.

01.07 2019

ANNALISA MORETTO - PSICOLOGA

Sono Annalisa Moretto, nata e cresciuta a Pordenone, ora, da più di vent’anni, abito in provincia di Treviso.

Mi sono laureata nel 1991 in Psicologia Clinica presso l’Università di Padova con una tesi sperimentale in psicologia della percezione. Ciò che sono ora è frutto delle multiformi e policromatiche esperienze vissute nel corso degli anni in ambienti lavorativi differenti.

Mi sono occupata di età evolutiva lavorando per anni in comunità per minori, prima come educatore poi come psicologa coordinatrice. Ho lavorato nell’ambito della tossicodipendenza e ho gestito, in qualità di direttrice, una Casa per 100 studentesse universitarie.

Da gennaio 2006 lavoro nel progetto Rimanere Insieme di ADVAR.

Incontro persone e famiglie che vivono il difficile tempo del lutto e facilito gruppi di elaborazione del lutto secondo i principi dell’auto-mutuo – aiuto.

Da alcuni anni mi occupo anche, con passione, di psicodramma e lo psicodramma mi aiuta a trovare nella magia dell’incontro il filo rosso che lega la mia esperienza professionale, passata e presente:

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“… e quando mi sarai vicino io prenderò i tuoi occhi

e li metterò al posto dei miei,

e tu prenderai i miei occhi e li metterai al posto dei tuoi,

allora io ti guarderò coi tuoi occhi

e tu mi guarderai con i miei “

(Invito ad un incontro –  J.L. Moreno 1915)

Mi adopero perché questo possa succedere e questo è quello che vedo accadere quando le persone si incontrano, camminano, navigano insieme: nel gruppo. Narrare quanto accade per lasciarne traccia, per permettere ad altri di riconoscersi, di provarci ancora, di sognare …  Cercare di lasciare una testimonianza per qualcosa che, alle volte, neanche pare testimoniabile ma di cui si può trattare: il dolore, il lutto.

Fa male?

Forse, un po’.

Sulle prime.  Poi no, di sicuro.

Lasciar fluire il racconto di ciò che è successo e, probabilmente, succederà, offre un’insegna che indica la direzione.

Io la cerco con chi incontro.

 

01.08 2019

MARIA AUGUSTA DE CONTI - COUNSELOR

Mi chiamo Maria Augusta De Conti e sono una volontaria Advar da quando questa associazione è nata. Ricordo ancora bene la mia esitazione quando mi è stato chiesto di entrare, ho accettato anche se non ero per niente sicura che sarei stata considerata idonea. Il compito mi pareva arduo, ma nello stesso tempo mi attraeva e lo trovavo sfidante.

Sono laureata in filosofia, disciplina che ho potuto insegnare per anni alle scuole superiori. Ho affrontato spesso temi come la morte connessa al significato della vita, la ricerca della felicità e il senso della sofferenza. Avere la possibilità di stare accanto a chi soffre e sta per morire mi ha permesso di  dare concretezza alle idee dei grandi pensatori che studiavo sui libri, di comprenderle emotivamente, di incarnarle nella mia esistenza. Già il corso  per volontari è stata la prima occasione di penetrare insieme ad altri tali tematiche. Lo ricordo molto volentieri perché sentivo di partecipare a un’impresa comune, nuova e in contrasto con la diffusa mentalità corrente che non vuole  affrontare temi come il dolore e la morte.

Ho assistito per circa dieci anni malati terminali, poi per alcuni altri  sono passata all’accoglienza.

Nel 2006, poiché  stavo seguendo una scuola per diventare counselor, ho chiesto di praticare un tirocinio nei  gruppi di mutuo auto aiuto organizzati dal dott. Colusso. Da quel momento mi sono inserita nell’équipe di Rimanere Insieme in cui opero tuttora.

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Ho già passato trent’anni in Advar e  mi meraviglio di non essermi ancora stancata, anzi di avere lo stesso entusiasmo e la stessa motivazione dell’inizio. E spesso mi sono domandata perché.Forse la risposta  sta in quello che dirò.

Pur nella diversità di approccio e di competenze necessarie, sia la frequentazione dei malati terminali sia quella delle persone in lutto mi fanno scoprire e sperimentare  la presenza di una forza insperata nell’uomo, della sua grandezza proprio nel momento della sua massima fragilità e mi fanno capire quanto sia importante non essere soli di fronte alla morte e alla sofferenza.

La relazione tra le persone è fondamentale. Solo se c’è qualcuno che l’ascolta, le dedica tempo ed è  disposto a stare con lei, la persona può trovare quelle risorse interiori che neppure pensava di possedere, grazie alle quali può accogliere il dolore e trovarne un senso.

Non è sempre così, a volte c’è solo disperazione o cupa tristezza, ma anche in questi casi è importante accompagnare la persona e avere il coraggio di non sottrarsi alla sua angoscia, accettare la vita come viene  e non come vorremmo che fosse.

In particolare l’esperienza di  facilitatore nei colloqui con le persone in lutto e nei gruppi di mutuo auto aiuto mi fa sperimentare  la centralità della narrazione e dell’ascolto reciproco: esprimere le emozioni che si provano, dare loro un nome vuol dire in qualche modo mettere una distanza tra sé e il proprio dolore e aprirsi a poco a poco nuovamente alla vita. Accorgersi poi che il dolore  non è un fenomeno individuale, ma che appartiene anche agli altri fa comprendere  che, al di là di ogni differenza, siamo un’unica umanità accomunata da un’uguale condizione.

La mia esperienza quotidiana a volte è faticosa, in quanto la realtà è più accidentata di come appare sistemata in uno scritto. Tuttavia mi sforzo di vivere ogni giorno ciò che intuisco e intravvedo per arrivare a cogliere, nonostante tutto, la bellezza della vita nella sua totalità, cercando, anche nella sofferenza, un’opportunità per trovare significati nuovi della nostra esistenza.

La filosofa Simone Weil scrive che la gioia è il sentimento della realtà. Mi piace l’accostamento tra la gioia e la realtà. Ed è una gioia intima e nascosta nelle profondità del mio essere quella che emerge quando non respingo la  mia e altrui sofferenza, ma con timore e trepidazione acconsento ad ospitarla e a darle dignità.

01.09 2019

PAOLA FORNASIER - PSICOLOGA E PEDAGOGISTA

Mi chiamo Paola Fornasier e, come accade per molti che si dedicano alla relazione d’aiuto, le motivazioni e le circostanze che mi hanno condotto a svolgere la mia attività di psicologa con il progetto Rimanere Insieme affondano le radici nella prima infanzia quando, a 5 anni, ho assistito alla morte improvvisa per incidente stradale della madre di un amichetto di giochi. Non ricordo chi mi allontanò dalla scena dell’incidente, di certo, però, il silenzio calò immediatamente su quanto era accaduto e le mie domande restarono senza risposte.

Nessuno degli adulti/educatori di riferimento infatti si prese carico del mio bisogno di dare senso e contenimento all’evento al quale avevo assistito, né seppe riconoscere che il mio silenzio non era il segnale che tutto stava andando bene ma rifletteva la mia angoscia per qualcosa che sentivo più grande di me.

Seppi, non ricordo da chi, che quella mamma era MORTA (parola nuova per me, bambina di 5 anni) e appresi qualcosa che cambiò la mia vita: imparai che le mamme potevano “andare via per sempre” e allora tutto, per me, divenne incerto e insicuro.

Anni più tardi con una specializzazione come counselor educativo conseguita presso l’ISRE di Venezia che mi abilitava alla professione d’aiuto mi resi conto di essere assolutamente recettiva sul fronte delle difficoltà espresse da parte di educatori, insegnanti e genitori nell’affrontare i temi della morte e del lutto con i bambini e con gli adolescenti.

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In quegli stessi anni, per la mia tesi di laurea in Scienze dell’Educazione, portai a termine una ricerca presso una scuola dell’Infanzia nel Bergamasco su temi dell’educazione alla morte. Mi introdussi così ai temi della Death Education, oggi oggetto di studio nel Master dell’Università di Padova diretto dalla dott.ssa Ines Testoni che allora mi seguì in tesi come relatore. La successiva laurea in psicologia clinica ha arricchito il mio interesse per le dinamiche del lutto e in particolare di quello adolescenziale ponendo i presupposti per la ricerca condotta nelle scuole Superiori nel 2012 su un campione di circa 600 ragazzi in lutto.

L’articolo pubblicato da Erickson dà conto dei risultati della ricerca ed è scaricabile accedendo al sito dell’ADVAR:  https://www.advar.it/progetto-scuola-rimanere-insieme/

La mia collaborazione con ADVAR è iniziata nel 2006 e, dopo un periodo di volontariato, dal maggio del 2007 coordino l’attività di Rimanere Insieme presso il Consultorio familiare di Castelfranco Veneto dove accolgo, con colloqui individuali, persone in lutto e facilito due gruppi di mutuo aiuto (uno specifico per persone che hanno perso un caro suicida).

Nei primi anni di attività con ADVAR ho collaborato attivamente ad una ricerca sull’ideazione suicidaria condotta con Ines Testoni & co. per l’Università di Padova i cui esiti sono stati pubblicati nel 2009 dalla rivista Studies on aggressiveness and suicide -Vol. 13 Ed. Progetto Padova.

Il mio impegno con Rimanere Insieme comprende la formazione e la sensibilizzazione nel territorio sui temi del lutto e, in modo specifico, del lutto infantile e del lutto in adolescenza. Dedico infatti particolare attenzione al mondo della scuola rispondendo con consulenze specifiche ai bisogni di sostegno nelle emergenze dei lutti che possono colpire le comunità scolastiche con l’obiettivo di sviluppare negli insegnanti competenze utili per fronteggiare, in classe, la criticità della perdita e trasformarla in un’opportunità educativa. Supporto, inoltre, progetti di death education nelle Istituzioni Scolastiche e, con continuità negli anni, conduco, presso le Scuole Superiori, gruppi/laboratorio per l’elaborazione del lutto tra pari nell’intento di dare una risposta allo spinoso problema della solitudine e della marginalità che caratterizza, in modo peculiare, il lutto in adolescenza.

Le attività tra pari, proposte ai ragazzi con i laboratori a scuola e l’esperienza del mutuo aiuto rivolta agli adulti, rispondono al bisogno, nel tempo del lutto, di poter contare in comunità solidali capaci di ascolto, di sguardi e di gesti di vicinanza che, spezzando la solitudine, attutiscano il dolore acuto, ameno un po’, così che la vita possa riprenda colore e ritrovare senso e pienezza.

Ed è questa la sfida che motiva il mio impegno ed è questa la speranza che si fa concreta negli incontri individuali con le persone che accolgo e nei gruppi di mutuo aiuto che facilito.

Date parole al dolore, il dolore che non parla

sussurra al cuore sovraccarico e gli dice di spezzarsi (W. Shakespeare)

 

01.10 2019

TIZIANA CALLIGARIS - PSICOLOGA - PSICOTERAPEUTA

Sono Tiziana Calligaris, sono nata a Udine, da sempre vivo a Treviso, città che amo ma sono anche molto legata alle mie origini friulane.

Mi sono laureata in Psicologia all’Università di Padova nel 1988 e ho iniziato a lavorare presso il Ceis di Treviso, struttura che opera nell’ambito delle dipendenze patologiche, dove sono rimasta per 15 anni.

Ho fatto questo lavoro con grande passione, ho imparato moltissimo sulla fragilità degli esseri umani ma anche sulla forza e il coraggio di cambiare. Soprattutto ho cominciato a sperimentare quanto possa essere efficace il lavoro con i gruppi.  Mi sono specializzata in psicoterapia a Milano, presso la scuola di Analisi Transazionale e questo mi ha permesso interventi più efficaci, competenti e rispettosi del benessere dell’altro e di me, come operatore.

Nel 2006 ho capito che la mia esperienza con il mondo delle dipendenze si era conclusa ma non sempre è semplice “lasciare”.  Come spesso accade, ci ha pensato la vita. Il mio compagno si è ammalato gravemente e ho deciso, con molta sofferenza, che il tempo che avremmo avuto a disposizione lo avrei trascorso con lui e avrei cercato di dare un senso a questa tragedia perché, altrimenti, sentivo che il dolore mi avrebbe sopraffatta.

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Nel 2007 il mio compagno è morto e io ho cercato di rimettere insieme i pezzi della mia vita e di trasformare, non senza fatica, la perdita in un’opportunità di crescita personale.

Dal 2009 collaboro con Rimanere Insieme. Incontro e accompagno individualmente le persone in lutto nel loro impegnativo percorso di trasformazione e sono facilitatrice in due gruppi di auto/aiuto.

I principi dell’auto/aiuto si coniugano molto bene con il concetto di “cura”, appreso dall’Analisi Transazionale, che ha sempre segnato la direzione del mio lavoro. Eric Berne, il padre dell’Analisi Transazionale, sottolineava che il lavoro del terapeuta è improntato a far riemergere nelle persone la vis medicatrix naturae: la soluzione dei problemi avviene attraverso la stimolazione di processi innati di auto guarigione.

Avere questo punto di riferimento mi aiuta a rispondere meglio ai bisogni delle persone e salvaguarda me, come operatore, da inopportune sensazioni di onnipotenza e/o di impotenza.

Quando incontro le persone, le penso responsabili, competenti, capaci di prendere decisioni, le migliori possibili in quel momento. Con grande emozione osservo i cambiamenti e le opportunità che ciascuno decide di cogliere e considero un privilegio poter essere testimone di tutto questo.

Nell’ultimo periodo mi sono formata con EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), strumento che mira alla scoperta e valorizzazione delle risorse interiori, e contribuisce a portare un equilibrio, emotivo e relazionale, rielaborando ricordi traumatici.

Il suo utilizzo mi aiuta nell’accoglienza delle persone in lutto per un suicidio.

Mi piace pensare alla mia esperienza in Rimanere Insieme come alla possibilità di mobilitare risorse personali, interne ed esterne, che portino alla scoperta di un sé più forte di quanto si era immaginato e che permettano di arrivare a svelare la bellezza e le potenzialità appartenenti al qui e ora.

 

25.01 2020

LIA LIGUORI - PSICOLOGA - PSICOTERAPEUTA

Sono Lia Liguori nata e cresciuta a Treviso ma nel cuore porto la Sicilia, terra d’origine di mio padre dove ho trascorso tanti giorni della mia vita. E della Sicilia amo il calore, i colori e la capacità di vicinanza umana. Sono psicologa dal 1995 e psicoterapeuta dal 2004. Ho lavorato nell’ambito della tossicodipendenza e in quello della Salute Mentale poi in una cooperativa che gestisce Centri Diurni e Comunità Alloggio per persone adulte con disabilità.

Per anni ho fatto parte di Madamadorè, associazione di mamme per le mamme che si occupa di nascita e maternità e che mi ha fatto sentire la bellezza e l’importanza del mutuo aiuto e mi ha reso sensibile al tema della perdita anche in gravidanza, al lutto perinatale. Ho incontrato Mamme con i loro lutti, veri e propri lutti anche quando muore un bambino in pancia. Mamme con i loro Cordogli Anticipatori quando l’attesa è carica di preoccupazione per il figlio che non sarà sano.

Sono entrata nel mondo della vicinanza alle persone in lutto dopo l’esperienza di perdita della mia mamma avvenuta nel 2011. Ho sentito innanzi tutto il bisogno di incontrare persone che non avessero timore di entrare in contatto con la fragilità delle persone dinnanzi alla morte.

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Ed è stato così che, nel 2012, è iniziata la mia collaborazione con il Servizio Rimanere Insieme di Advar; ho cominciato a dedicare il mio tempo a imparare la delicatezza di stare accanto alle persone in lutto. Stare … proprio saper stare è la prima sfida. Poter reggere, nel senso di portare insieme il dolore che le persone che incontriamo portano più o meno da sole. Offrire uno spazio di ascolto di questo dolore che ha bisogno di essere narrato e condiviso. E sicuramente la condivisione con chi ha sentito la tua stessa pena è più potente della condivisione con il “professionista”.

In seno a Rimanere Insieme mi occupo di accompagnare persone in lutto con colloqui di sostegno, operando a Treviso e a Oderzo dove da marzo 2019 abbiamo dato l’avvio ad un gruppo di auto mutuo aiuto.

Nella mia esperienza vi è anche la conduzione di gruppi di adolescenti  per l’elaborazione del lutto presso Scuole Superiori e l’intervento di consulenza nelle scuole che chiedono un supporto per poter efficacemente far fronte alla situazione dolorosa che riguarda la propria classe/scuola e riuscire a stare con delicatezza accanto ai ragazzi.

26.03 2020

PAOLA FANTIN - COUNSELOR E SCRITTRICE

Mi chiamo Paola Fantin, mi sono laureata in Glottologia nel 1995, alla Facoltà di Lettere Classiche di Venezia, con una tesi sull’origine antica della parola “Dio”.

Dal cercare l’origine delle parole ad approfondire il valore dei significati della mia esistenza, segnata da un lutto importante all’età di 7 anni, il passo non è stato né breve né facile. Ho fatto la formatrice, l’insegnante e la giornalista per 25 anni. Ho scritto alcuni libri come narratrice e saggista, spinta dalla mia passione per l’ecologia, gli alberi millenari e le fiabe. Volevo comunicare in tutti i modi possibili, soprattutto con la scrittura, perché ne ho sempre percepito il potere terapeutico.

Nel 2006, una svolta importante nella mia vita: l’incontro con Advar, un vero appuntamento col destino al quale potevo solo rispondere “sì, sono qui”.

Nella magnifica famiglia Advar – realtà costituitasi grazie ad Anna Mancini, a suo marito Alberto e ad alcuni loro amici -, mi sono sentita subito accolta e ho cominciato a prestare servizio come volontaria nell’accompagnamento di malati terminali. Proprio nel corso di questa esperienza durata 7 anni, è nata in me la necessità interiore di sviluppare maggior empatia e attenzione all’altro. Mi sono imbattuta casualmente – ma esiste davvero il caso, oppure sono tante briciole di Pollicino che ci conducono alle esperienze che ci sono necessarie per condurre una buona vita? – nel Counseling di Carl Rogers (una forma di ascolto empatico e accompagnamento alle persone in situazioni di disagio quotidiane) e mi ci sono appassionata come una bambina, perché mi mostrava umilmente come ascoltare di un ascolto vero: quello umano.

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Mi sono iscritta al master triennale di Counseling di Aspic Venezia dove, dopo un tirocinio effettuato all’interno di Advar col “Progetto ascolto accoglienza”, ho conseguito la specializzazione di “Counselor professionale nella relazione di aiuto”, con la tesi “Siamo tutti eroi in viaggio” sviluppata sempre all’interno di Advar. Da qui in poi, la mia storia si intreccia con le storie dei miei colleghi di équipe in Rimanere Insieme, progetto di Advar creato dal dottor Luigi Colusso nel 1999 e destinato a chi vuole intraprendere un percorso per elaborare i propri lutti e perdite.

Sono per natura incuriosita dalla vita e sempre in movimento, perché l’essere umano è movimento, esperienza continua. E così da qualche anno presto, come Servitore Insegnante, servizio di volontariato presso i Club Acat (Associazione Club Alcologici Territoriali), impegnati non solo nel perseguimento e mantenimento di una condizione di astinenza dalle sostanze psicoattive, ma soprattutto nel cambiamento della cultura generale e sanitaria della collettività per quanto riguarda il rapporto con le stesse sostanze, come pensato dal maestro di cambiamento, Vladimir Hudolin. Questo approccio, definito Ecologico Sociale, si radica con potenza all’interno della famiglia, della comunità di appartenenza e del contesto ambientale in cui viviamo, ponendo al centro la persona ed il suo senso di responsabilità, come accade anche quando accompagniamo le persone in lutto.

Non ho mai vissuto una vita così vera, come mi sta accadendo in questi ultimi miei anni. Gli incontri quotidiani con le persone e le condivisioni umane e professionali con i colleghi mi stanno conducendo a un vero incontro con me stessa.

Mi rendo conto che tutto ha avuto inizio dal mio lutto tanti anni fa e solo ora ne scopro il valore come dono. Sono infinitamente grata alla vita e alle persone che mi stanno vicino, in questo viaggio insieme.

27.03 2020

CATERINA BERTELLI - PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

Sono Caterina Bertelli psicologa psicoterapeuta. Quando avevo 5 anni a casa mi prendevano in giro in quanto dicevo che volevo diventare medico, più precisamente il dottore che parla con le persone.
Non era ben chiaro a me cosa dicevo per cui non poteva esserlo neanche ai miei famigliari. Ciò che è sempre stato certo è che volevo andare all’università. Lavoracchiando in estate e studiando d’inverno mi sono diplomata come ragioniere e perito commerciale. Per quasi 10 anni ho lavorato come impiegata in una nota azienda del trevigiano. Nel frattempo mi sono sposata, sono andata a vivere nell’asolano e ho avuto un figlio. Dopo la sua nascita, per difficoltà di organizzazione famigliare, mi sono licenziata e ho preso l’attestato di operatore socio sanitario. Fino al 2017 ho lavorato con questa qualifica prima nel territorio e poi negli ospedali del distretto di Asolo.

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Stare accanto alle persone malate, sentire e non solo vedere la loro sofferenza, offrire loro gesti di vicinanza è stato un dono. Ho lavorato a lungo a contatto con persone in fin di vita e con persone anziane. Mi hanno insegnato il valore del vivere ancor più di quello della vita in se stessa. Riconoscere ed apprezzare la quotidianità. In questo tempo è maturata in me la scelta di iscrivermi all’università in quel percorso che mi consentiva di stare a contatto con le persone: Psicologia. E così è iniziato il tempo in cui mi dividevo fra lavoro famiglia e università. Nel 2005 mi sono laureata in Scienze psicologiche, cognitive e psicobiologiche e nel 2008 in psicologia Clinica, laurea magistrale. Non contenta ho pure frequentato un master di secondo livello in Neuropsicologia Clinica. Ma non è tutto.
Advar, Rimanere Insieme? Li ho incontrati nel 2015 mentre frequentavo il secondo anno della scuola di specializzazione in psicoterapia. Sono di origine trevigiana per cui non mi risuonava sconosciuto il servizio, ma non mi ero mai avvicinata. Grazie ad un medico geriatra del reparto di geriatria di Montebelluna (TV) ho potuto mettermi in contatto con il dott. Colusso responsabile del servizio “Rimanere Insieme”. Fin da subito in Advar ho respirato un’aria di famiglia, la sensazione di esserci sempre stata. Ho avuto la sensazione di essere in un posto vitale, sereno. Dopo un periodo di tirocinio di qualche mese sono rimasta sempre in contatto con il servizio “Rimanere insieme” e ad ottobre 2017 ho iniziato a frequentarlo con regolarità come parte integrante dell’equipe. Metto a disposizione il mio essere, la mia professionalità che cresce assieme e grazie a tutti, come persona curiosa, semplice e tenace. La mia modalità è di esserci per loro, è di esserci con loro. Il mio accompagnare le persone nel tempo del dolore, del lutto, avviene con la consapevolezza di poter essere solo uno strumento per elaborarlo, entrando in punta di piedi nella vita di chi incontro. rispettando tempi e modalità di interazione. Seneca disse che “Lieve è il dolore che parla …” e il mio mettermi a disposizione desidera andare in questa direzione. Facilitare la narrazione, l’espressione di ciò che le persone hanno dentro di sé.

27.03 2020

LORENZO BOLZONELLO - PSICOLOGO E TANATOLOGO

Mi chiamo Lorenzo Bolzonello, psicologo laureato in psicologia clinica e di comunità presso l’Istituto Universitario Salesiano di Mestre (IUSVE) nel 2017 con una tesi inerente i temi della morte, del lutto e dei gruppi di auto-mutuo-aiuto per l’elaborazione della perdita.
Fin da giovanissimo ho sentito che nella vita mi sarei dedicato alle persone che vivevano una fragilità, perciò avevo chiaro che la professione dello psicologo era quella che avrei scelto.
Strada facendo ho compreso che il mio interesse era particolarmente rivolto al fine vita, alla morte e all’elaborazione del lutto. Questo perché da adolescente un problema ai polmoni mi ha costretto ad un ricovero ospedaliero nel quale ho avuto tempo e modo (che io preferisco chiamare grazia) di riflettere sulle domande di senso che accompagnano l’esistenza umana, grazie alle storie di vita delle persone che ho incontrato. Poter assistere anche alla dignità con la quale mio nonno si è spento dopo una lunga malattia e scorgere la serenità lasciata da alcuni passaggi importanti affrontanti negli ultimi mesi di vita, mi ha fatto comprendere ulteriormente l’importanza che ha il modo in cui viene affrontata la perdita all’interno di una famiglia.
È proprio quest’ultima il nucleo al quale guardo con dedizione e rispetto nel lavoro che svolgo in libera professione. Dalle generazioni più giovani, che frequento da sempre nelle attività di volontariato, agli anziani che ho potuto conoscere nella loro preziosa saggezza e nelle fragilità della malattia durante i 18 mesi di tirocinio accademico trascorsi all’interno del nucleo specialistico per la demenza delle Residenze per Anziani Città di Treviso dell’ISRAA.

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Anche la ritualità ha un ruolo chiave nel processo di elaborazione del lutto e, con questa consapevolezza, nel 2017 ho seguito un corso di formazione per diventare cerimoniere funebre di riti laici. Da credente, la ritengo un’opportunità di spessore per rispondere alle nuove esigenze sociali, rispettando la sensibilità di chi si affida e riconosce ai più tradizionali riti religiosi.
Considero la morte un punto panoramico, di sofferenza, ma privilegiato, per guardare alla vita. Il mio interesse nei confronti della morte, infatti, non è dettato dalle deprimenti riflessioni comunemente associate ad essa, ma orientato a valorizzare la vita e il dono quotidiano che essa rappresenta. Queste consapevolezze le ho maturate nel corso del 2018, diplomandomi al Master in death studies & the end of life dell’Università di Padova diretto dalla prof.ssa Ines Testoni che forma la figura professionale (non ancora ufficialmente riconosciuta) del tanatologo.
Il desiderio di promuovere un cambiamento culturale mi porta a collaborare con le onoranze funebri per poter offrire il mio contributo alla rivoluzione che sta interessando il comparto funerario, specialmente nei confronti delle famiglie che affidano i propri cari a queste imprese.
Nel 2019 entro nell’equipe di Rimanere Insieme dedicandomi in modo particolare al servizio “Rim@nere insieme in rete” che offre colloqui e gruppi di sostegno al lutto on-line. Tuttavia, Advar è una realtà che conosco da quando, all’età di 10 anni, ho assistito alla posa della prima pietra dell’hospice per poi frequentare, un po’ di tempo dopo, il corso di formazione per i volontari, il corso dedicato agli insegnanti e anche partecipare per qualche mese ad un gruppo di auto-mutuo-aiuto utile al mio percorso di tesi universitaria. Il rispetto per la dignità della vita e l’accoglienza non giudicante che caratterizzano Advar mi fanno sentire un privilegiato a poter far parte di questa grande famiglia a servizio della comunità.

03.04 2020

CATERINA ZANATTA

Sono Caterina Zanatta Pivato, la Colombia mi ha dato la vita, ma l’Italia mi ha cresciuta. Sin da piccola mi sono interessata a ciò che era diverso e spesso anche lontano da me. Una ricerca necessaria e fondamentale sia per conoscersi e riconoscersi che per conoscere ed apprezzare davvero la diversità che gli altri e ciascuno di noi porta.

Questo approccio mi ha condotto a studiare Antropologia culturale presso l’Università di Venezia e mi ha permesso di sviluppare strumenti atti a comprendere meglio i valori della diversità culturale e a rapportarmi con essa in modo tale da “costruire ponti” tra le persone. Resami conto che il diverso era in realtà molto vicino, in ambito universitario ho svolto ricerche concernenti le migrazioni in Italia, assumendo di volta in volta prospettive differenti. Ritengo infatti che solo riuscendo a decentrarsi si riesca ad avvicinarsi all’altro. Tuttavia uscire dalla propria zona di comfort e da ciò che ci è più famigliare provoca anche una perdita di stabilità. Solo rischiando questa caduta si può scoprire però che se entrambi allungano le mani si sta in piedi insieme. Ho vissuto come un dono l’incontro con queste persone costrette a lasciare la famiglia, la propria terra e la propria cultura perché ho avuto modo di capire ciò che realmente ci univa. Le migrazioni e l’accoglienza infatti non sono tematiche che appartengono solo alla mia formazione professionale, ma fanno parte della mia esperienza di vita. Nella mia persona infatti danzano armoniosamente almeno due forti identità culturali: quella colombiana e quella italiana.

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L’attenzione agli aspetti sensibili e non immediatamente visibili alle politiche del settore umanitario mi hanno portata a continuare la mia formazione come facilitatrice praticante un metodo di riduzione dell’impatto degli incidenti traumatici T.I.R. (Traumatic Incident Reduction). Lo scopo di questo processo è quello che una persona possa vedere se stessa nella propria ricerca di senso e ricontattare le risorse possedute.

Mi sono avvicinata anche all’ambito delle adozioni internazionali dopo aver provato una forte risonanza con il senso di perdita provocato dallo sradicamento nella migrazione. Ciò che mi anima in questo campo è il benessere familiare e in particolar modo quello dei minori. Nonostante la giovane età di queste persone desidero che vengano riconosciute nelle proprie intenzioni, storie, decisioni e risorse. Ritengo infatti che solo dando legittimità alle loro parole si possa realmente prendere sul serio i loro sogni, riconoscere la capacità di agire che hanno e quindi i loro diritti.

Le stesse attenzioni per il vissuto esperito nella migrazione mi hanno portata a conoscere Advar. Cambiare paese o città infatti implica, come nel lutto, una separazione da tutto ciò che fino a quel momento ha rappresentato il proprio mondo inanimato, affettivo e relazionale. Le diverse risposte culturali-rituali volte a dare forma anche a queste perdite della vita talvolta sono trattenute, rimandate, annullate lasciandoci soli di fronte ad un evento perturbante. Dal 2019 sono volontaria nell’equipe di Rimanere Insieme, la quale accogliendo me, mi ha dimostrato la stessa capacità di accogliere che mette in campo con le persone che ad essa si rivolgono. Sono grata a questa esperienza perché mi insegna continuamente come si sta nella giusta vicinanza. Perciò in Rimanere Insieme mi impegno per offrire uno spazio di ascolto senza giudizio in cui la persona senta di non dover lottare per essere creduta.

La solidarietà è un dono che attraversa il tempo.


Lasciti Testamentari
Solidali

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