Le testimonianze
Il gruppo va percepito come un insieme che rende più forti, che aiuta a "rimettere insieme i cocci". La condivisione del dolore è un modo per alleviarlo, attraverso la consapevolezza di non essere soli: " è difficile fare i conti con il vuoto che la morte lascia dentro di se. Ma insieme si può".
Questa potrebbe essere la sintesi dei messaggi che ci sono pervenuti.
Siamo i genitori di Silvia.
Lei è morta il 13 febbraio 2006 in un incidente stradale alle 20.30 circa a causa di un gatto... (omissis) Nostra figlia aveva compiuto 20 anni da poco e ha lasciato una bambina. Lucrezia, di appena otto mesi, e il suo compagno Massimiliano, insieme al quale da poco tempo viveva. La felicità che regnava nella nostra famiglia era inimmaginabile .... poi la morte.... ci ha lasciati increduli, anestetizzati, sprofondati in un baratro senza via d'uscita. Il dolore che si prova è insopportabile. Prende corpo e anima. Trascorrono alcuni mesi e la situazione peggiora: era come se fossimo degli automi, nulla aveva più senso, a volte avevamo desiderato la morte stessa per mettere fine a questa atroce sofferenza. Poi, per caso, venivamo a sapere che a TReviso esiste l'Advar e i suoi gruppi di mutuo aiuto di " Rimanere Insieme" per l'elaborazione del lutto. E' dal settembre 2006 che ogni lunedi sera ci incontriamo con altre persone in lutto per la morte del proprio caro. Abbiamo avuto modo di esternare il nostro dolore, la rabbia, la disperazione, il pianto. Ci siamo accorti che questi sentimenti non sono solo nostri, ma ci accomunano a tutti quelli che partecipano, e poco alla volta ci si rende conto che la condivisione è il modo per alleviarli. Si impara a capire che la morte e la vita sono strettamente collegate, Io sto facendo un percorso per dare più senso alla mia vita e per imparare a dialogare con mia moglie (omissis) ... Un grazie a Gigi Colusso che si dedica a questo e alle sue collaboratrici.
Sono passati tre anni da quando mio figlio Marco se ne è andato improvvisamente. Tre anni che per me è come fossero minuti: è talmente vivo ed intenso il ricordo del suo sguardo tutto mi parla di lui. Mi chiedo come sia possibile sopravvivere ad un dolore così sconvolgente. Non credo esista un aggettivo appropriato. (omissis). Rivedendo il percorso che ho fatto da quella drammatica sera ad oggi mi accorgo che è come se avessi camminato su un terreno scosceso, ma nonostante tutto vedo che una certa strada l'ho fatta. Credo, anzi ne sono certa,che questa strada pur piena di difficoltà, sia riuscita a percorrerla con il sostegno che ho trovato partecipando al gruppo di mutuo aiuto. Una linfa che si chiama "condivisione, confronto, comprensione, rispetto e soprattutto ascolto reciproco". Un sostegno che si manifesta poi nelle relazioni di tutti i giorni, in famiglia e fuori, un sostegno alla speranza di riuscire ancora a donare un sorriso.